Lagaccio, quei due milioni mai messi a bilancio. Ferrante smonta la narrazione dell’opposizione sulla “compensazione” della funivia

L’assessore riferisce l’esito della verifica con gli uffici e attacca Pietro Piciocchi: «Risorse vincolate alla mobilità ciclopedonale, mai è esistito alcun finanziamento specifico per via del Lagaccio». La presidente del Municipio Centro Est Simona Cosso contesta il racconto dell’ex amministrazione e rilancia su allargamento della strada, progettazione e ripristino del collegamento bus

Non sarebbe mai esistita una scheda del PON Metro da due milioni di euro specificamente intestata alla riqualificazione di via del Lagaccio. È questa la conclusione alla quale è arrivato l’assessore comunale ai lavori pubblici Massimo Ferrante dopo una riunione con i dirigenti degli uffici, convocata per verificare la documentazione alla base dello scontro politico scoppiato nelle ultime ore.

Il confronto era nato dalle dichiarazioni di Pietro Piciocchi, capogruppo di Vince Genova, secondo il quale la nuova amministrazione avrebbe sottratto al Lagaccio due milioni di euro già destinati al quartiere dalla precedente Giunta, trasferendoli nel programma di riqualificazione della Darsena. L’ex vicesindaco aveva parlato di uno “schiaffo” agli abitanti e di un intervento maturato attraverso un percorso partecipato con comitati, associazioni e Università di Genova, percorso peraltro già smentito stamattina dallo Spi Cgil della zona.

La replica di Massimo Ferrante, inizialmente concentrata sul legame tra quelle risorse e le compensazioni previste per la funivia, diventa ora ancora più netta. Dopo avere interpellato direttamente i dirigenti, l’assessore sostiene che negli atti non esista alcun finanziamento autonomo da due milioni di euro destinato al Lagaccio e che le somme delle quali si discute fossero invece vincolate a interventi di mobilità sostenibile, in particolare a percorsi ciclabili e ciclopedonali.
«Ho fatto una riunione con i dirigenti e mi hanno confermato quello che già sapevamo e avevamo dichiarato», afferma Massimo Ferrante. Secondo l’assessore, Pietro Piciocchi starebbe presentando come un finanziamento definito e specifico per il quartiere ciò che, nella realtà amministrativa, non avrebbe mai assunto quella forma.
Il punto decisivo riguarda la natura del PON Metro. Le risorse, spiega Massimo Ferrante, non potevano essere impiegate liberamente per qualsiasi opera di manutenzione, allargamento stradale o riqualificazione urbana. Erano collegate alla mobilità sostenibile e avrebbero richiesto la realizzazione di una pista ciclabile o ciclopedonale, con perdita di tutti i posti auto di un lato della strada.
È la stessa impostazione applicata al nuovo progetto della Darsena, dove il Comune intende costruire un percorso ciclopedonale e utilizzare l’intervento sulla mobilità come elemento attorno al quale sviluppare la riqualificazione complessiva dello spazio pubblico. I due milioni contestati confluiranno infatti in un programma unitario da sei milioni di euro tra via Buozzi, Darsena e Porto Antico, insieme ad altre risorse del PON Metro Plus. Il piano comprende una pista protetta, nuovi collegamenti pedonali, pavimentazioni, illuminazione, verde, videosorveglianza e interventi sugli spazi pubblici.
Applicare lo stesso vincolo in via del Lagaccio, sostiene l’assessore, avrebbe avuto conseguenze molto concrete sulla viabilità. Per utilizzare quel finanziamento sarebbe stato necessario inserire una pista ciclopedonale lungo la strada, sacrificando almeno una fila di parcheggi. Soltanto attorno a quell’opera principale sarebbe stato possibile affiancare altre sistemazioni, come modifiche ai marciapiedi o interventi puntuali sullo spazio urbano.
La questione, dunque, non sarebbe semplicemente quella di avere tolto due milioni a un quartiere per assegnarli a un altro. Secondo Massimo Ferrante, la precedente amministrazione avrebbe descritto ai cittadini un’ipotesi ancora priva di una scheda progettuale e di una destinazione amministrativa specifica, presentandola come compensazione per la costruzione della funivia.
«Non è mai stata predisposta dagli uffici una scheda PON Metro da due milioni di euro dedicata al Lagaccio», ribadisce l’assessore, dichiarandosi pronto a dimostrarlo attraverso gli atti. Il finanziamento, aggiunge, sarebbe stato ripetutamente raccontato alla popolazione, ma non sarebbe mai diventato un intervento autonomo formalmente programmato per il quartiere.
Ferrante usa toni molto duri nei confronti di Piciocchi, chiedendosi perché l’ex assessore al bilancio ed ex vicesindaco facente funzioni abbia scelto di sostenere una ricostruzione che, a suo giudizio, può essere smentita dalla documentazione amministrativa. Parla di uno “spirito kamikaze” e insiste sul fatto che la verifica compiuta con i dirigenti non avrebbe lasciato margini di dubbio.
La Replica di Pietro Piciocchi: «I soldi del PON Metro erano stati allocati su via del Lagaccio, cosa che peraltro gli uffici tecnici presenti ieri in Commisssione non hanno affatto negato. Ricordo bene anche il progetto che era stato sviluppato dagli uffici della direzione lavori pubblici del Comune. Incredibile che ora si neghi».
La presa di posizione dell’assessore Ferrante rafforza quanto sostenuto questa mattina dallo SPI Cgil Centro Est. Il responsabile Roberto Caristi aveva contestato la versione della minoranza e chiesto di chiarire da dove provenissero realmente i due milioni, ricordando che durante l’assemblea pubblica del 4 ottobre 2024 i rappresentanti della precedente amministrazione avrebbero parlato di risorse ancora da cercare dopo l’eventuale approvazione della funivia.
Per lo SPI Cgil, il percorso descritto come partecipato dall’attuale opposizione non sarebbe stato un vero processo di coinvolgimento del territorio, ma una discussione subordinata all’accettazione dell’impianto a fune. L’organizzazione sindacale aveva quindi domandato se i fondi fossero mai realmente esistiti e vincolati al Lagaccio oppure se fossero rimasti una promessa politica legata alle compensazioni per un’opera fortemente contestata dagli abitanti.
«Quello che dice lo SPI Cgil è la pura e semplice verità», afferma ora Massimo Ferrante, accogliendo la ricostruzione proposta dal sindacato. Per l’assessore, la riunione con gli uffici conferma che non vi era una scheda specifica e che il racconto di una riqualificazione già finanziata e pronta a partire non corrisponde allo stato effettivo della programmazione.
Alla posizione di Ferrante si aggiunge quella della presidente del Municipio Centro Est Simona Cosso, che respinge l’idea secondo la quale l’attuale amministrazione avrebbe cancellato un progetto già definito.
«Basta riscrivere la storia, i cittadini meritano fatti e non ricostruzioni di comodo», afferma Simona Cosso. La presidente sostiene che la precedente amministrazione di centrodestra non abbia mai avviato un autentico percorso partecipato sul futuro del Lagaccio, non abbia predisposto un progetto per l’allargamento della strada e non abbia inserito l’opera nella programmazione comunale.
Secondo Cosso, è quindi improprio attribuire alla Giunta attuale la responsabilità di avere bloccato un intervento che non sarebbe mai arrivato a un livello progettuale concreto. Le promesse formulate negli anni precedenti, sostiene, non sarebbero state accompagnate dagli atti tecnici e finanziari necessari per trasformarle in lavori realizzabili.
La presidente del Municipio non nega, però, la gravità dei problemi del Lagaccio. Al contrario, riconosce che il quartiere abbia bisogno sia di risposte immediate sia di una strategia strutturale, a partire dalla mobilità, dall’accessibilità e dal collegamento tra la parte bassa e quella alta.
La differenza rivendicata dalla nuova amministrazione sarebbe nel metodo. «Non raccontiamo opere che non esistono, ma stiamo lavorando per renderle possibili», spiega Simona Cosso. Con Massimo Ferrante, il Municipio avrebbe individuato nell’allargamento di via del Lagaccio un obiettivo concreto da inserire nel Piano triennale delle opere pubbliche oppure in un masterplan finanziabile anche attraverso il PON Metro.
Prima di cercare la copertura economica, precisa la presidente, bisognerà però elaborare un progetto tecnicamente fondato, coinvolgere il Municipio e il territorio nelle decisioni e definire l’effettiva portata dell’intervento. Un percorso che, secondo Cosso, non sarebbe mai stato svolto dalla precedente amministrazione.
Il nodo tecnico è particolarmente complesso perché via del Lagaccio insiste sopra il rio omonimo. Un eventuale allargamento non può quindi essere considerato una normale modifica della carreggiata o del marciapiede. Sarebbero necessarie verifiche idrauliche, opere strutturali, interventi infrastrutturali e una progettazione capace di tenere insieme sicurezza, viabilità, trasporto pubblico e tutela del corso d’acqua sottostante.
Per questa ragione, la presidente giudica fuorviante sostenere che due milioni di euro sarebbero stati sufficienti a risolvere il problema della strada. Una somma di quell’entità, osserva, avrebbe permesso al massimo manutenzioni e modifiche limitate, ma non l’intervento radicale necessario per trasformare la mobilità del quartiere.
L’obiettivo dell’allargamento è legato anche alla possibilità di garantire un collegamento pubblico adeguato. La conformazione della parte alta della strada e gli spazi ridotti rappresentano infatti un ostacolo al passaggio di mezzi di dimensioni adatte a un servizio regolare e capace di rispondere alle esigenze della popolazione.
Per Cosso, presentare i due milioni come una cifra risolutiva significa quindi semplificare un problema molto più articolato. Il futuro di via del Lagaccio richiede un progetto complessivo, non un intervento parziale costruito attorno a una pista ciclopedonale inserita per poter utilizzare fondi con una destinazione vincolata.
Nell’attesa di arrivare a una soluzione infrastrutturale, resta l’emergenza del trasporto pubblico. Lo SPI Cgil ha denunciato la soppressione della navetta che collegava la parte bassa e quella alta del quartiere, sottolineando le conseguenze soprattutto per anziani e persone fragili. Il sindacato ha chiesto un incontro urgente con la sindaca Silvia Salis, gli assessori competenti e la presidente del Municipio per discutere fondi, mobilità e rigenerazione.
Simona Cosso assicura che il Municipio continua a sollecitare una soluzione provvisoria. Il confronto coinvolge l’assessore alla mobilità e ai trasporti Emilio Robotti, al quale viene chiesto di valutare il ripristino di un servizio dedicato attraverso una navetta oppure mediante altre modalità compatibili con le caratteristiche della strada.
L’obiettivo immediato è ricostruire un collegamento efficiente durante la fase necessaria per progettare e finanziare l’intervento definitivo. Il servizio dovrebbe ridurre l’isolamento della zona alta e facilitare l’accesso alle attività commerciali, ai presidi sanitari, ai servizi pubblici e alle fermate delle principali linee del trasporto cittadino.
La discussione sui due milioni apre così una questione più ampia rispetto alla semplice contrapposizione tra maggioranza e opposizione. Da una parte c’è la necessità di stabilire con precisione quali atti fossero stati effettivamente predisposti dalla precedente amministrazione e quale fosse la destinazione vincolata dei fondi europei. Dall’altra rimane l’urgenza di non lasciare il Lagaccio senza investimenti, servizi e una prospettiva di riqualificazione.
La Giunta guidata dalla sindaca Salis dovrà ora trasformare le dichiarazioni in una programmazione verificabile. L’inserimento dell’allargamento di via del Lagaccio nel Piano triennale o in un masterplan rappresenterebbe il primo passaggio formale. A questo dovrebbero seguire lo studio delle condizioni idrauliche e strutturali, la progettazione, il confronto con residenti e associazioni e la ricerca di risorse compatibili con la reale dimensione dell’opera.
Parallelamente, l’amministrazione dovrà chiarire nei documenti la destinazione dei fondi del PON Metro trasferiti nel programma della Darsena. Nel progetto annunciato, le risorse sono inserite in un intervento complessivo da sei milioni di euro e mantengono il vincolo legato alla mobilità sostenibile attraverso la realizzazione della pista ciclopedonale.
La verifica documentale annunciata da Massimo Ferrante diventa quindi il centro dello scontro. L’assessore sostiene di poter dimostrare che la scheda specifica per il Lagaccio non è mai esistita; Pietro Piciocchi aveva invece parlato di risorse stanziate e di un percorso partecipato già concluso. La pubblicazione degli atti potrebbe stabilire definitivamente se si trattasse di un finanziamento formalmente assegnato, di una previsione ancora da definire oppure di una compensazione politica subordinata alla realizzazione della funivia.
Al di là delle polemiche, il quartiere attende risposte concrete. La rinuncia alla funivia ha eliminato un progetto fortemente osteggiato da una parte rilevante dei residenti, ma non ha cancellato i problemi di isolamento, traffico, fragilità idrogeologica, accessibilità e carenza di servizi che avevano alimentato la protesta.
È su questo terreno che Simona Cosso chiede di spostare il confronto. «Le polemiche possono riempire qualche titolo, ma sono i progetti e la programmazione seria a cambiare la vita delle persone», conclude la presidente del Municipio. La sfida per l’amministrazione sarà ora dimostrare che, dietro la smentita dei presunti due milioni, esiste un piano alternativo capace di produrre opere, trasporto pubblico e tempi certi per il Lagaccio.
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